Oggi mentre ero in una delle mie sedute meditative - no, non in compagnia di un sigaro e del cognac - mi è venuta in mente una idea alla quale mi è sembrato giusto rendere onore scrivendone un post.
L'idea riguarda gli pseudonimi e i nomi d'arte che si possono dare le persone quando si presentano agli altri in società. Il tutto è nato dalla domanda: se uno viene conosciuto dai più col suo pseudonimo, poi, diventa quella persona, cioè il suo pseudonimo? O rimane sè stessa?
Il pellicano col cappello di paglia
Il pellicano col cappello di paglia è un oggetto che ho sulla mia scrivania che ho preso in uno dei miei tanti viaggi all'estero. Se qualcuno è stato in quel posto magari riesce pure a sapere dove sono stato ma non è questo il punto: il punto è che qui scrivo quello che mi pare. Ciao.
domenica 20 febbraio 2011
mercoledì 9 febbraio 2011
Cretinate e cose serie
Delle volte mi viene in mente una bella cosa da scrivere sul blog che mi convinco che è proprio così bella che se non la scrivo sono un cretino. Solo che va sempre a finire che la bella idea che volevo scrivere mi passa di mente appena apro il browser quindi poi mi sento un cretino comunque.
Invece l'altro ieri ero al telefono con un tizio di Modena. E oggi vengo a leggere sul giornale che è morto ammazzato. Era una brava persona e aiutava gli altri, faceva un lavoro onesto. Questa non è una cretinata, è una cosa seria.
Invece l'altro ieri ero al telefono con un tizio di Modena. E oggi vengo a leggere sul giornale che è morto ammazzato. Era una brava persona e aiutava gli altri, faceva un lavoro onesto. Questa non è una cretinata, è una cosa seria.
mercoledì 26 gennaio 2011
La bici in inverno
Il freddo assale il viso e sembra che tante sottilissime dita pizzichino le guance, il mento e il naso. Le gambe intanto iniziano a muoversi, il corpo si flette leggermente a destra e sinistra al ritmo della pedalata mentre le mani si aggrappano come artigli al manubrio. Si parte.
sabato 15 gennaio 2011
Adesso sto bene (ma è stata dura)
Sento ancora un leggero formicolio.
Ora non posso mangiare cibi solidi.
Se n'è andato, è più la parte fuori che quella dentro. Ed è a forma di cono. Il dentista me l'ha mostrato, io sono ancora un po' intontito dalla cosa. Sono lì che guardo questo dente per metà di color rosso sangue e mi stupisco della velocità con cui si è svolta tutta l'operazione. E' successo tutto in un baleno.
Questo è il momento. Mi sento come in un incubo. Questa volta però mi rendo conto che sono sveglio. Ecco, ha preso la pinza e l'ha stretta attorno al dente con forza. Ho una visione extracorporea. Ora ha entrambe le mani sulla pinza ed è in posizione per fare forza.
Mi torna il ricordo del fuoco nella guancia e mi faccio prendere dal panico. Non ce la faccio, sto perdendo il controllo, devo stare calmo ma lo schienale del dentista è in posizione troppo verticale e le mani mi sudano troppo e sono troppo bianco per farcela. Sto morendo. Avverto il dentista della situazione e mi faccio abbassare lo schienale e mi viene anche dato dell'ossigeno. Per questa volta non muoio e mi riprendo.
Il dentista mi buca le gengive con un ago a forma di L ma io non sento male. Questo mi rassicura. Quando l'ago viene spinto all'interno della carne sento un suono familiare e mi viene in mente quando alla scuola materna ci facevano bucherellare con un punteruolo il cartoncino disegnato.
La siringa speciale è montata e al suo interno c'è un mix di lidocaina ed epinefrina per anestetizzare la gengiva. Quando l'ago entra nella carne un fuoco mi pervade tutta la guancia. L'ago rientra più volte nella gengiva ma il fuoco non viene più. Il fuoco è venuto solo una volta ma è stato fortissimo. Vorrei essere da qualche altra parte in questo momento.
Punto di non ritorno.
Entro nell'ambulatorio e mi fanno sedere. L'assistente mi mette un tovagliolo verde sul petto e io mi rendo conto che ci siamo. Arriva il dottore e prende degli strumenti dal cassetto. Sarei ancora in tempo per scappare.
Sono nella sala d'aspetto, cerco di non pensare a niente, cerco di liberare la mente e sentirmi leggero. Le sale d'aspetto mi ricordano sempre i film dell'horror. Tipo Hostel. E' un capolavoro ma in questo momento non aiuta il mio stato d'animo.
Ora non posso mangiare cibi solidi.
Se n'è andato, è più la parte fuori che quella dentro. Ed è a forma di cono. Il dentista me l'ha mostrato, io sono ancora un po' intontito dalla cosa. Sono lì che guardo questo dente per metà di color rosso sangue e mi stupisco della velocità con cui si è svolta tutta l'operazione. E' successo tutto in un baleno.
Questo è il momento. Mi sento come in un incubo. Questa volta però mi rendo conto che sono sveglio. Ecco, ha preso la pinza e l'ha stretta attorno al dente con forza. Ho una visione extracorporea. Ora ha entrambe le mani sulla pinza ed è in posizione per fare forza.
Mi torna il ricordo del fuoco nella guancia e mi faccio prendere dal panico. Non ce la faccio, sto perdendo il controllo, devo stare calmo ma lo schienale del dentista è in posizione troppo verticale e le mani mi sudano troppo e sono troppo bianco per farcela. Sto morendo. Avverto il dentista della situazione e mi faccio abbassare lo schienale e mi viene anche dato dell'ossigeno. Per questa volta non muoio e mi riprendo.
Il dentista mi buca le gengive con un ago a forma di L ma io non sento male. Questo mi rassicura. Quando l'ago viene spinto all'interno della carne sento un suono familiare e mi viene in mente quando alla scuola materna ci facevano bucherellare con un punteruolo il cartoncino disegnato.
La siringa speciale è montata e al suo interno c'è un mix di lidocaina ed epinefrina per anestetizzare la gengiva. Quando l'ago entra nella carne un fuoco mi pervade tutta la guancia. L'ago rientra più volte nella gengiva ma il fuoco non viene più. Il fuoco è venuto solo una volta ma è stato fortissimo. Vorrei essere da qualche altra parte in questo momento.
Punto di non ritorno.
Entro nell'ambulatorio e mi fanno sedere. L'assistente mi mette un tovagliolo verde sul petto e io mi rendo conto che ci siamo. Arriva il dottore e prende degli strumenti dal cassetto. Sarei ancora in tempo per scappare.
Sono nella sala d'aspetto, cerco di non pensare a niente, cerco di liberare la mente e sentirmi leggero. Le sale d'aspetto mi ricordano sempre i film dell'horror. Tipo Hostel. E' un capolavoro ma in questo momento non aiuta il mio stato d'animo.
giovedì 13 gennaio 2011
Confesso/1
Quell'uomo lì non ce la fa più. Quella donna lì che è la sua compagna prova a tirarlo su di morale ma si fa trascinare e insieme non ce la fanno. I loro figli se ne fregano dei loro genitori. I loro figli ce la faranno.
Ieri ci ho messo del mastro lindo. Dopo mi sono sentito molto meglio.
Ieri ci ho messo del mastro lindo. Dopo mi sono sentito molto meglio.
lunedì 10 gennaio 2011
Non sono io che scrivo
Non siamo mica a carnevale (non ancora) ma io ho già messo la maschera. Sì perchè devi sapere che io sono una persona vera e in carne e ossa ma il fatto di non presentarmi di persona personalmente (cit.) mi dà la libertà di essere veramente libero di dire le cose che voglio veramente dire. Io sono waraleigh e un coro di voci dirà E chi cazzo è waraleigh? Ecco! Nessuno sa chi c'è dietro alla maschera di waraleigh, nemmeno questo blog lo sa. Ma il punto è che waraleigh è una entità a sè, separata da chi scrive. Quindi ciò che scrive waraleigh potrebbe non coincidere o addirittura potrebbe essere in totale disaccordo con il pensiero dello scrittore. Lo scrittore dietro alla maschera di waraleigh non si assume nessuna responsabilità di ciò che viene scritto qui perchè semplicemente non è lui a scrivere.
sabato 8 gennaio 2011
Repetita pesant
Ti capita mai di trovarti in una situazione di dover sempre ripetere tutto quello che dici? Ripetere sempre ogni singola frase, parola, affermazione o diniego. Tra le tue frasi o parole o si o no viene inserita dalla Persona con la quale stai parlando un fastidioso e irritante Eh?. Stai conversando con questa Persona e ti ritrovi a somigliare ad un pappagallo perchè le conversazioni si strutturano all'incirca così: Persona: Come stai? Tu: Bene. Persona: Eh? Tu: Bene. Persona: Vuoi un po' di olio piccante? Tu: No, grazie. Persona: Eh? Tu: No, grazie. Alla fine sei così irritato da questa cosa del ripetere che ti ritrovi a ripetere da solo: Persona: Ti è piaciuto il film? Tu: Si bello! Si bello! Ed è a questo punto che la Persona ti guarda in modo strano.
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